Milano: Hancock non è il tipo d'uomo che si preoccupa del giudizio degli altri, fino al giorno in cui salva la vita di Ray Embry, esperto di pubbliche relazioni.di Marzia Gandolfi Consigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari. Ha il nome del primo firmatario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, è nato a Miami, vive a Los Angeles, è alcolizzato, ha superpoteri che non riesce a gestire, è disprezzato dai malviventi e impopolare tra i cittadini, è John Hancock, in arte Hancock.
Supereroe inadeguato e imperfetto, Hancock salva la vita a Ray Embrey, dirigente di una società di pubbliche relazioni. Padre affettuoso e marito premuroso, Ray si prende a cuore quel caso super umano, investendo tempo ed energia per riabilitare l’uomo e riscattare l’eroe agli occhi della comunità. Sospendere l’alcol, radersi la barba, indossare un costume appropriato, atterrare morbido ed elegante sull’asfalto, lodare le forze dell’ordine, compiacere i passanti e soprattutto pagare col carcere i danni procurati ai beni pubblici, sono solo alcune delle buone azioni che Hancock dovrà mettere in pratica per ottenere l’approvazione dei suoi cittadini. Ma certi vizi, come un passato amore, sono duri a morire.
C'è qualcosa di misterioso e affascinante nel primo terzo di Hancock: malinconia e stupore si allargano silenziosi nelle inquadrature a scoprire una Los Angeles assediata dalla malavita e un supereroe clochard abbandonato su una panchina. John Hancock, supereroe col vizio dell’alcol e dell’esagerazione, non ha il passato “narrativo“ degli eroi (s)mascherati della cultura popolare americana (i comics).
è il primo eroe di un fumetto che non uscirà mai. è la prima avventura di un supereroe che non ha mai praticato le strisce e non si è mai espresso in “nuvole“. Hancock nasce al cinema. Eppure c'è qualcosa di comune, primordiale e riconoscibile tra l’unbreakable di Will Smith e gli altri supereroi. Sono uomini al di sopra di altri uomini, i cui eccezionali poteri diventano allo stesso tempo un dono e una maledizione, lo strumento di una missione divina e la fonte di un'angoscia infinita. Superman è un bambino abbandonato dai genitori su un pianeta sconosciuto, Spiderman acquisisce accidentalmente i suoi superpoteri senza potersene mai più liberare, gli X Men vivono isolati a causa delle loro mutazioni, Hulk si trasforma in supereroe attraverso frequenti crisi “epilettiche“ e Hancock nasce con un grande potere e due biglietti per il Frankenstein ammogliato di Boris Karloff. Il sospetto del meraviglioso nello squallore della propria vita e l’evento straordinario in un contesto ordinario sono i temi più interessanti del melodrammasupereroico di Peter Berg, che nei rimanenti due terzi atterra rovinosamente come il supereroe sulla Città degli Angeli. Hancock diventa improvvisamente un altro film e poi un altro ancora, perdendo l’equilibrio narrativo fino a non riuscire più a rialzarsi.
Tra agnizioni (la scoperta della sua vera identità) e patimenti “crepacuore“ (l’amore ritrovato e perduto), la storia di Hancock si fa elementare e cede il passo ad uno stucchevole sentimentalismo: una “principessa“ da salvare, che in virtù dei tempi che corrono non si limita a chiamare aiuto ma partecipa attivamente e (super)eroicamente all’azione. Un action minestrone dove il fracasso delle esplosioni e il contorno della vicenda (incarnato da Charlize Theron ) diventano le sole cose fondamentali. E il super Hancock Smith si adegua.
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