PERÙ: Due suore vincenziane disperse e alcuni padri feriti in maniera non grave: è questo per il momento il bilancio del personale missionario coinvolto nel terremoto. “Per il momento abbiamo la conferma della scomparsa di due suore che si trovavano nella chiesa di San Clemente al momento del terremoto. Speriamo che possano essere tratte in salvo” dice alla MISNA padre Julio, responsabile della comunicazione della Congregazione della Missione (Vincenziani, la congregazione più diffusa nella zona colpita dal sisma) contattato nella Casa generalizia di Roma. La chiesa di San Clemente, una delle principali di Pisco, è stata quasi totalmente distrutta dal terremoto di mercoledì scorso, che ha causato anche il crollo della cupola proprio mentre all’interno era in corso una funzione religiosa. Secondo le autorità peruviane tra le 30 e le 40 persone si troverebbero ancora sotto le macerie della Chiesa. “I padri che gestiscono la chiesa sono salvi, qualcuno ha riportato ferite, ma stanno tutti bene. Per il momento le preoccupazioni maggiori sono legate alla sorte di due missionarie, ufficialmente considerate disperse” aggiunge padre Julio alla MISNA, smentendo le voci in circolazione relative alla morte di due missionari, uno dei quali di nazionalità spagnola. Secondo una nota inviata da un missionario laico di Pisco all’interno della chiesa di San Clemente al momento del terremoto si trovavano circa 300 persone. “La Chiesa è crollata in piena messa” scrive in un messaggio Gerardo, responsabile dell’animazione missionaria dei vincenziani di Pisco “i padri stanno bene, tranne padre Emilio che ha riportato ferite a un braccio. Però due figlie della carità (vincenziane, ndr), suor Antonieta e suor Elizabeth, sono scomparse sotto le macerie del tempio. Speriamo in un miracolo, che le trovino vive come le altre persone che in queste ore hanno estratto da sotto le macerie” conclude la nota, nella quale si precisa che il personale religioso vincenziano di Ica e di Chincha, altre due zone fortemente danneggiate dal terremoto, risulta sano e salvo. Stanno bene anche i due missionari comboniani italiani che si trovano nella zona di Chincha. Fonti comboniane contattate a Lima fanno sapere che padre Lorenzo Bergantin, parroco della chiesa di El Carmen - nella omonima località nei pressi di Chincha, una zona dove vivono soprattutto discendenti di schiavi africani portati in epoca coloniale - ha già avviato la costituzione di alcuni ’comedores’ (mense) per distribuire cibo ai sopravvissuti. [MZ]
TERREMOTI: IN ATTESA DI COORDINARE GLI AIUTI LE AUTORITÀ INVITANO ALLA CALMA
“Non lasciatevi prendere dalla disperazione, nessuno morirà di sete o di fame (”¦) qualsiasi grido stonato va letto nel clima di disperazione e di isteria comprensibile”: è l’appello lanciato oggi dal presidente del Perù Alan García alle popolazioni delle zone centro-meridionali del paese più colpite dal terremoto di mercoledì scorso che, secondo bilanci ancora incerti e tutti da confermare, ha causato la morte di circa 500 persone, il ferimento di oltre 1000 e danni che interessano quasi 90.000 peruviani. Le difficoltà di comunicazione e l’impossibiltà di raggiungere le zone più colpite Ica, Pisco, Chincha e Canete, ha fatto si che a più di 36 ore dal sisma la macchina degli aiuti non sia ancora stata organizzata alla perfezione. Nonostante l’impegno delle autorità , dell’industria privata (che ha mobilitato risorse e macchinari) e di numerosi semplici cittadini, infatti, le aree più colpite dal sisma stanno registrando mancanza di acqua (i servizi idrici, così come quelli telefonici ed elettrici non sono ancora stati ripristinati) e di cibo, mentre aumentano le segnalazioni di casi di saccheggio. Nel suo discorso, trasmesso dalle principali emittenti del paese, Garcia ha ammesso che ci saranno ancora problemi “momentanei” finchè non si riuscirà a centralizzare il coordinamento degli aiuti, ma ha garantito che alimenti e acqua saranno distribuiti nel più breve tempo possibile. Parlando alla televisione nazionale il presidente del Parlamento, Luis Gonzales Posada, ha detto che i problemi d’alimentazione nelle zone colpite potranno essere completamente risolti solo nel giro di una settimana. Da Pisco, probabilmente la città più colpita dal terremoto, il capo di Stato ha anche annunciato una serie di, non meglio precisate, misure per riportare l’ordine ed evitare atti di saccheggio e violenze. Garcia ha poi sottolineato che la priorità al momento è sotterrare i morti che ancora si trovano nelle città o sotto le macerie e trasferire i feriti più gravi a Lima, attraverso il ponte aereo garantito dall’aviazione militare. Un collegamento, ha precisato il capo di Stato, che finora ha consentito il trasferimento da Pisco a Lima di oltre 300 feretri e 436 feriti. Intanto una scossa di assestamento particolarmente forte (5,5 gradi della scala richter secondo i rilevatori) ha fatto ripiombare nella paura per una decina di secondi i peruviani questa mattina (il primo pomeriggio in Italia). Fortunatamente il sisma avrebbe provocato solo spavento e fatto crollare alcuni muri pericolanti. [MZ]
TERREMOTO: SOCCORRITORI AL LAVORO, ARRIVANO I ’TOPOS’ MESSICANI
È stato rivisto leggermente al ribasso dalla Protezione civile peruviana l’ultimo bilancio, ancora provvisorio, del terremoto che nella notte di mercoledì ha colpito principalmente il centro-sud del paese andino " da 450 a 437 morti e 829 feriti - mentre l’Istituto sismologico nazionale (Igp) ha registrato nella serata di ieri due nuove scosse nei centri più colpiti, Pisco e Ica. A oltre 24 ore dal sisma i soccorritori hanno rinvenuto ancora in vita sei persone rimaste sepolte dal crollo della cupola della chiesa di San Clemente a Pisco: “È un vero e proprio miracolo, speriamo di poter trovare altri superstiti” ha detto Carlos Cordova Gomez, capo dei vigili del fuoco locali. A Pisco, località nota per l’omonimo liquore - sorta di grappa di mosto d’uva, bevanda nazionale al centro, peraltro, di un’annosa disputa con il Cile " sono attesi nelle prossime ore anche i ’Topos’ (talpe) messicani; una squadra di soccorso specializzata in terremoti, nata spontaneamente nel 1985 per iniziativa di centinaia di cittadini quando un violento sisma colpì Città del Messico, già intervenuta, tra l’altro, in occasione degli attentati contro il World Trade Center di New York dell’11 settembre 2001. Il presidente Alan Garcia ha decretato tre giorni di lutto nazionale, mentre sono stati allestiti ponti aerei per consentire agli aiuti di raggiungere Ica, Pisco e Chincha, normalmente di facile accesso grazie alla ’Carretera Panamericana’, ma al momento ancora quasi totalmente isolate. Il terremoto ha subito innescato una vera e propria ’catena della solidarietà ’ a livello internazionale, a partire dalla vicina e povera Bolivia, la prima ad inviare a Pisco 11 tonnellate di aiuti d’emergenza e 11 volontari. [FB]
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