Erano quasi le 18 del 23 maggio di 12 anni fa. Il giudice Giovanni Falcone, direttore degli affari penali del ministero di Grazia e Giustizia, era da poco atterrato all’aeroporto di Punta Raisi con la moglie Francesca Morvillo anche lei magistrato. Si dirigeva a Palermo con la sua solita scorta e il suo solito sorriso sul volto.
Tutto era tranquillo sull’autostrada Trapani-Palermo. Ma in un istante la croma marrone guidata dagli agenti della scorta salta in aria, investita da un’esplosione di 5 quintali di tritolo, e subito dopo anche l’auto del magistrato con accanto la moglie Francesca e dietro l’autista Giuseppe Costanza, rimasto vivo quasi per miracolo. Un’esplosione radiocomandata da Cosa Nostra per uccidere 5 persone di grande coraggio e spessore. Nell’attentato di Capaci, insieme al giudice siciliano da tanti anni impegnato nella lotta alla mafia e alla moglie, rimasero uccisi anche tre dei sei agenti della scorta:
Antonio Montinaro 30 anni di Calimera (Le), arruolato in Polizia nel 1981 e assegnato al servizio scorte nel 1991 dopo essere stato in forza per alcuni anni alla squadra mobile. Lascia la moglie e due figli.
Vito Schifani 27 anni di Palermo, arruolato dal 1989 e assegnato al reparto scorte nel dicembre del 1991. Lascia la moglie e un figlio di pochi mesi.
Rocco Di Cillo 30 anni di Triggiano (Ba). Diplomato in chimica industriale e arruolato dal 1988. Aveva partecipato ad un corso speciale ad Abbasanta in Sardegna.
La ricomposizione e l’identificazione dei loro corpi, estratti dopo un lungo lavoro dei vigili del fuoco, è stata uno degli aspetti più difficili e penosi. Subito dopo l’attentato l’autostrada sembrava il "cratere di un vulcano" e nelle prime comunicazioni radio, Falcone veniva indicato con l’iniziale "Foxtrot", con la sigla “Monza 500” e con la qualifica di "nota personalità ".
Altri tre poliziotti si trovavano sull’auto che chiudeva la scorta e sono scampati alla strage. Questi i loro nomi: Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.
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