Per la restituzione del corpo di Fabrizio Quattrocchi 200 mila dollari.
E per la liberazione di Stefio, Agliana e Cupertino furono pagati 4 milioni di dollari. Dal ventre di Baghdad spunta fuori un'altra verità su quei lunghi 56 giorni di prigionia, ma è una verità che si rivela in gran parte indimostrabile, e che incontra parecchie smentite. La racconta un uomo che dice di chiamarsi Abu Yussuf, di avere 27 anni, una laurea, di parlare correttamente francese ed italiano, e soprattutto di aver fatto parte della banda dei sequestratori.
Il giovane - che si qualifica come esponente della guerriglia irachena, non come terrorista di Al Qaeda - affida la sua versione al britannico ’Sunday Times’. E ripercorre le tappe della vicenda.
Gli italiani furono rapiti perché dai documenti e dai computer che sequestrammo loro emergeva il profilo di spie occidentali. Un sospetto avvalorato dal fatto che risultavano essere stati addestrati in Israele. Qui arriva la prima smentita: Agliana, ma anche la sorella di Quattrocchi - l’unico a non essere tornato vivo a casa - affermano che non è vero: mai stati in Israele, basta guardare i timbri sul passaporto. E ancora: l’iracheno sostiene che Quattrocchi fu scelto come vittima sacrificale per i suoi trascorsi in Nigeria e Bosnia, due paesi - sostiene- in cui i musulmani avevano sofferto molto. Ribatte decisa la sorella: mio fratello è stato solo due volte all’estero, in Brasile e in Spagna.
Prosegue Yussuf: Quattrocchi fu giustiziato con la sua pistola, ma caricata con una pallottola di fabbricazione irachena. Prima di essere ucciso, mi disse: toglimi la benda, fatemi morire da italiano. Fu un colpo solo, a spararlo uno dei tre miliziani presenti, mentre lui " Yussuf - riprendeva la scena con la telecamera. Insomma, sarebbe stato lui a girare quella macabra sequenza, che Al Jazeera non ha mai trasmesso, nè ancora consegnato alla magistratura italiana che ne ha fatto richiesta. l’uomo conferma che gli altri tre ostaggi non erano a conoscenza della sorte toccata al loro compagno, e che ad un certo punto furono ceduti ad un altro gruppo. Non precisa quale, ma dice solo che al momento del passaggio era stato preparato tutto per le loro esecuzioni in giorni differenti.
Le cose invece sono andate diversamente. Fonti del governo oggi ribadiscono che nessun riscatto è stato pagato, nè per la liberazione dei tre, nè per la restituzione del corpo di Quattrocchi. E Maurizio Agliana precisa: siamo stati liberati con un blitz militare, un blitz nel quale però non fu sparato neanche un colpo.
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