Viaggio nelle Langhe - 1

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E’ giunto il mio momento per accostarmi al mito, realizzare un desiderio, vivere un sogno:visitare le Langhe.
Per chi considera il vino una passione importante non c’è nome che evochi scenari migliori, che prefiguri emozioni più nobili, che preluda ad avventure e incontri più affascinanti.

Perché se nel mondo ci sono tanti miti enoici, nulla è paragonabile alle Langhe. Un vitigno, il Nebbiolo, che solo laggiù sa esprimersi così. Produttori contadini e filosofi. Una landa letteraria(Pavese, Fenoglio... ), anarchica(i catari di Monforte... ), di spiriti indomiti e liberi, teatro di guerre ed eroismi(le lotte partigiane... ). Anch’io potrò sormontare i suoi declivi, percorrere le sue carrarecce, battere le sue capezzagne. Anch’io potrò dire di esserci stato, di aver violato il suo mistero e mai più provare invidia per chi le ha vissute e le vivrà perché io... . c’ero. In un momento che è come dire sempre;che è per sempre. Come un matrimonio dell’anima con lo spirito del luogo.

Si, i luoghi hanno un’anima.

Nelle Langhe la percepisci nell’architettura dei suoi paesi, prima che nella sua gente. Barolo, Treiso, Barbaresco e Castiglione Falletto... le mete “cittadine“ del mio viaggio... hanno in comune sottosuolo e campagne, impianto urbanistico e castelli.

Poi c’è Alba, la “capitale“, il “mondo“ per tanta parte della gente sparsa nelle cascine punteggianti l’orizzonte langarolo.
L’austerità e la fierezza della pietra è comune alle case e ai suoi abitanti. Duri, semplici e schietti, associano la modernità alla tradizione come la massaia aggiunge, calibrandole , l’ulteriore manciata di farina e l’acqua all’impasto a cui è intenta. Alcuni uomini di Langa, vecchi e nuovi, sono monumenti di sapienza e lungimiranza. Sono icone dell’idealità in senso lato. Di una perduta percezione di bellezza. Bartolo Mascarello per esempio. Non c’è più ma ha piantato per effusione nella figlia Teresa un seme di continuità. Negli occhi di lei sembrano lampeggiare i suoi, come pure nel suo impeto muliebre lingueggia un furore virile.

Per Lei il Barolo continua ad essere compendio di uve Nebbiolo provenienti da diversi vigneti, che si combinano assieme per dare caratteristiche diverse. Potrebbe spuntare , nell’era delle MGA, su alcune parcelle di proprietà di grandissimo richiamo(Cannubi ad es. ), prezzi superiori per le sue bottiglie.

Ma non lo fa. Perché il profitto non è poi così importante. Come per un altro grande produttore di Barolo: Beppe Rinaldi . Da tempo prevale il discrimine affaristico in terra di langa ma Lui non se ne cura. A cominciare dalle etichette, vero emblema e traccia del passato, tutto il suo fare e il suo dire trasuda nobiltà di intenti e amore per la tradizione che vuole riportare nella sua primigenia purezza tal quale nel bicchiere.

Da loro, Mascarello e Rinaldi, in quel di Barolo, ha preso le mosse il mio viaggio.
Da loro i primi nebbioli “celesti“ in assaggio... . (continua)

ROSARIO TISO
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