L'entrata in teatro si è svolta nella massima sicurezza. distanze rispettate. sanificazione delle mani e misurazione della temperatura. varcando la soglia la sala si è presentata svuotata dalle poltrone con spettatori composti ma sereni che hanno preso posto ed atteso la presentazione con il saluto caloroso del Direttore Artistico Emilio Russo, il quale ha dichiarato con molto soddisfazione che i "timori" #pre-organizzativi, si sono volatilizzati quando con sorpresa ed orgoglio è stato registrato il tutto esaurito.
Protagonisti del concerto sono stati i bravissimi Andrea Mirò ed Enrico Ballardini con la Musica da Ripostiglio, per la regia e l'adattamento di Emilio Russo, con la collaborazione della Fondazione #Giorgio-Gaber.
I Brani. i monologhi e le canzoni ci hanno fatto riscoprire quel percorso narrativo con cui Gaber e Luporini nel 1973 affrontavano i temi universali del disagio sociale e generazionale, puntando l'attenzione sull'essere schizoide dell'uomo contemporaneo.
Da una parte pronto agli slanci ideali, dall'altra tenuto a terra dal proprio egoismo e dai finti bisogni materiali.
Temi e contenuti quanto mai attuali in questo tempo post #Covid.
Il concerto si è concluso con applausi scroscianti, lasciando gli spettatori con la consapevolezza che Gaber sia riuscito, 50 anni prima ad anticipare
i tempi.
L'abilità di scrivere una storia prima che si presentasse: una storia terribilmente d'attualità, del resto lui era capace di raccontare la realtà come pochi al mondo, ma soprattutto capace di andare oltre.
Gaber e Luporini hanno saputo sottolineare la incapacità di far convergere gli ideali con il vivere quotidiano, il personale con il politico.
Il "signor G" vive, nello stesso momento, la voglia di essere una cosa e l'impossibilità di esserla.
É forte, molto forte lo slancio utopistico.
Con "Chiedo scusa se parlo di Maria, non del senso di un discorso, quello che mi viene, non vorrei si trattasse di una cosa mia e nemmeno di un amore, non conviene".
Note di Regia:
Così il direttore Emilio Russo ha commentato con soddisfazione, i giorni prima dello spettacolo in fase di presentazione .
"Il 15 Giugno del 2020 per il mondo del teatro sarà una data da ricordare.
È la data della riapertura, dello sblocco dopo quasi quattro mesi di emergenza sanitaria, quattro mesi di silenzio.
Un momento emozionante, gonfio di speranze, che non può essere trascurato o camuffato da polemiche o cautele politiche, economiche o depressive. Il teatro non si fa con tutto questo, ma si fa, facendo teatro.
Ci sarà tempo per le lotte, per gli aggiustamenti, per il buon senso.
Ora no! Ora è il tempo di esserci anche con 100, 10, 1 spettatore, non importa, davvero non importa.
Chi fa questo lavoro sa benissimo che è destinato all'eternità finché ci sarà qualcuno che abbia voglia di raccontare una storia e qualcun altro che abbia voglia di ascoltarla.
Dobbiamo riprendere la narrazione dei teatri come luoghi sicuri, accoglienti, sani per la mente e per il corpo, come luoghi necessari alla crescita e all'incontro tra le persone e le generazioni.
E noi abbiamo deciso di esserci sin da subito con la massima attenzione ai protocolli sanitari, di esserci proprio fin dai primi minuti di quella che sarà una giornata simbolica.
Lo sarà sicuramente per noi, particolarmente sensibili al tema della sopravvivenza della nostra sala, dopo le note e recenti vicende legate al rischio della sua definitiva chiusura. Lo sarà per il nostro pubblico, che anche durante il lockdown non ha mancato di farci sentire la sua vicinanza.
Lo sarà per tutti gli artisti, i tecnici, i collaboratori che qui al Menotti hanno trovato e ritroveranno la loro casa.
Sono tutti invitati un minuto dopo la mezzanotte del 15 Giugno 2020 e, anche se sarà consentito l'accesso in teatro ad una pattuglia minima di spettatori, sappiamo, o così ci piacerà pensare, che anche tutti gli altri saranno con noi."
Far finta di essere sani è andato in scena in tre repliche:
dopo la prima alla mezzanotte di lunedì 15 giugno, poi replicato alle ore 20.30 sempre di lunedì 15 e alle ore 20.30 di martedì 16 giugno 2020.
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