Storie di un’Italia in miniatura. Intervista a Riccardo Finelli

Una stupenda avventura alla scoperta dei comuni più piccoli di ogni regione d'Italia. Un taccuino, uno zaino e tanta voglia di raccontare storie e personaggi dell’altra faccia del Belpaese: questo ed altro nel libro del giornalista Riccardo Finelli autore di "Storie d'Italia" (Incontri Editrice).

Questo libro ci racconta un'avventura "inedita" alla ricerca di piccole identità comunali. Com'è nata questa idea?

Continuo sognare di mollare tutto e ritirarmi in qualche luogo in cui guardare il mondo da un punto di vista un po’ "obliquo". Nell’attesa di finire di pagare il mutuo, crescere una figlia e altre cosette del genere, mi sono accontentato di andare a fare una visitina in alcuni di questi luoghi. I comuni più piccoli di ogni regione in realtà sono solo un pretesto per raccontare un'Italia diversa.

Da nord a sud, in un viaggio "al contrario" in un'Italia a scartamento ridotto. Può farci una panoramica delle realtà che ha visitato?
Ogni luogo, per definizione, fa storia a sè. Ho trovato comuni spopolati per forza d'inerzia, che fra qualche anno non esisteranno più. Ho visto il bosco ignorante mangiarsi i terrazzamenti in cui fino a trent'anni fa si coltivava Trebbiano e l’edera ricoprire case e fienili abbandonati. E questa è una faccia della medaglia. Poi c’è l’altra. Fatta di laureatiche decidono di rimanere nel loro micro-comune per avviare un'attività in proprio (San Paolo Albanese, Basilicata, ad esempio). Di famiglie che prendono baracca e burattino e dalla città si trasferiscono a Chamois (Valle d'Aosta) perché "vogliono riscoprire il valore dell’essenzialità ". Di sindaci che alle 6 del mattino spalano la neve con il trattore prima di andare a lavorare.

Qual è stato il comune che l’ha maggiormente colpito?
È come se mi chiedesse se voglio più bene al papà o alla mamma.

Cultura, tradizione, storia. Tre elementi che contraddistinguono realtà protette come quelle che lei ha avuto il merito di portare alla luce. Un suo pensiero.
Magari questi luoghi fossero davvero contraddistinti da questi tre elementi. La realtà , purtroppo, mi pare parli d'altro. Quando un paese si spopola è sempre più difficile tenere vive tradizioni e cultura. Prendiamo la lingua, ad esempio. Nel libro tratto due paesi, Chamois, in Valle d'Aosta e Celle di San Vito, in Puglia. Nonostante siano ai due estremi della Penisola hanno, incredibilmente, il medesimo ceppo linguistico: il franco-provenzale, una lingua straordinaria, quella dei cantori d'Oil duecenteschi. Ma è' un patrimonio ormai di alcune decine di anziani, visto che i pochi giovani residenti non lo parlano più e di conseguenza non lo trasmetteranno ai figli. E quando si perdono lingue e dialetti, si perde un pezzo di cultura.

Conservazione del passato. In questi luoghi il tempo non sembra passar mai, nell’accezione positiva del termine. Cosa ne pensa?
Non riesco a vedere un'accezione positiva in un tempo che non passa mai. Purtroppo nei micro-comuni "il tempo che non passa mai", fa rima con abbandono, spopolamento, solitudine, muri scrostati, serrande abbassate. Se esiste una speranza di sopravvivenza per questi luoghi eccezionali è proprio nell’accogliere le sfide del tempo. Nei prossimi anni sarà strategico riuscire ad attirare residenzialità , possibilmente di giovani. Per fare questo però occorre offrire a chi decide di costruire il proprio progetto di vita in una casa in pietra ai margini di un bosco alcune opportunità di lavoro e servizi di base. Non parlo di aree artigianali ma di banda larga o di incentivi (anche fiscali) per tornare alla coltivazione di produzioni tipiche, ad esempio. Se ci si riuscirà (qualcuno ci sta provando) questi comuni potranno diventare straordinari laboratori per sperimentare stili di vita inediti e a misura d'uomo.

Perchè un libro del genere? Ha mai pensato a scrivere un libro sulle città più grandi d'Italia o pensa che questo progetto possa avere, oltre ad un suo fascino esplorativo, un mercato editoriale migliore?
Ho fatto questo libro perché ne avevo voglia. Punto. Il fatto che poi il volume abbia trovato un certo mercato è stata una conseguenza, non la causa. Credo ci sia un gran bisogno in giro di riscoprire "luoghi", forse perché ogni giorno siamo pratichiamo "non luoghi": le periferie "precisine" con villette in pietra a vista e i parchetti attrezzati, gli outlet, le comunità virtuali, le tangenziali, eccetera eccetera

Un'esperienza a contatto con popolazioni differenti per usi e costumi. Qual è la situazione che ricorda con maggior simpatia?
Gli eschimesi sono una popolazione differente per usi e costumi. Comunque premio simpatia a Monica Mattioli, che ha scelto Poggiodomo, il comune più piccolo dell’Umbria per realizzare il proprio sogno: aprire un centro di educazione ambientale di Legambiente.

Se dovesse racchiudere quest'esperienza in giro per lo stivale in poche righe cosa direbbe?
Fortunatamente non lo devo fare.
È un viaggio alla scoperta dei "luoghi" d'Italia, realtà a dimensione d'uomo rispetto alle alienanti metropoli globalizzata, i "non luoghi". Secondo lei qual è lo standard di vita in queste piccole realtà ?
Spesso mancano servizi essenziali e questo non fa certo bene allo "standard di vita". Credo però che se si è disposti ad accettare il valore dell’essenzialità , in cambio si possa avere una qualità di vita straordinaria. E soprattutto un rapporto con il tempo meno ansioso e conflittuale.

Dagli abitanti dei vari comuni come è stato accolto?
Sulle prime con un po’ di diffidenza, poi il ghiaccio si rompe sempre..

Cosa ha acquisito da questo viaggio nell’Italia "nascosta"?
Per scrivere questo libro ho conosciuto un centinaio di persone che, in modo diverso, lottano per non fare scomparire le proprie radici. Mi creda, è una bella ricchezza.

Foto: www.storieditalia.it

PER SAPERNE DI PIU':
www.riccardofinelli.it