Milano: è considerato il più grande scultore contemporaneo italiano, molto noto ed apprezzato anche all’estero.
Le sue opere adornano città importanti come Roma, Milano, Tivoli, Torino, Terni, Copenaghen, Brisbane, Dublino (di fronte al famoso Trinity College), Los Angeles, oltre a figurare al Mills College in California, nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, nei maggiori musei mondiali nonché al Cremlino e all’ONU.
è famoso soprattutto per le sue particolari sfere di bronzo, il materiale che predilige per le sue opere, che si scompongono, si “rompono“ e si aprono davanti allo spettatore, che è portato alla ricerca ed alla scoperta del meccanismo interno, in un contrasto tra la levigatezza perfetta della forma e la complessità nascosta dell’interno.
Dal 1954 vive e lavora a Milano, accanto alla darsena di Porta Ticinese.
Pomodoro studia da geometra, per dedicarsi poi quasi subito alla scultura, per la quale sviluppò a poco a poco un’enorme passione, all’inizio degli anni cinquanta. Lentamente il suo linguaggio caratteristico, informale, si va evolvendo adattandosi di volta in volta alle caratteristiche del materiale usato: prima l’oro e l’argento, per dei monili, poi il ferro, il legno, il cemento ed il bronzo, che diverrà la sua materia base, prima per opere di piccole dimensioni e poi per le sculture monumentali che lo hanno reso celebre.
Nel 1961 e 1962, fa parte con Lucio Fontana ed altri del gruppo informale “Continuità“, grazie al quale raffina una propria cifra stilistica, esprimendo la propria arte nell’equilibrio tra le geometrie esterne e i meccanismi interni delle sue opere monumentali, più adatte alle sue capacità espressive di quelle di dimensioni ridotte, che non gli permettono di indagare all’interno del soggetto rappresentato.
La lunga carriera di Pomodoro è stata riconosciuta e premiata per la prima volta a San Paolo, Brasile, nel 1963, al quale seguirono numerosi altri premi:
a Venezia nel 1964;
nel 1967 uno dei sei premi internazionali del Carnegie Institute;
nel 1981 il Gran Premio Henry Moore (in Giappone);
nel 1990 il Praemium Imperiale dalla Japan Art Association per la scultura (in quell’anno Federico Fellini lo vinse per il cinema ed il teatro).
Pomodoro ha anche insegnato, per un breve periodo, nei dipartimenti d’arte di diverse università statunitensi, tra le quali risultano quella di Stanford, quella della California, quella di Berkeley ed il “Mills College“. Dirige il “Centro TAM“ (Trattamento Artistico dei Metalli) per la formazione dei giovani, istituito in collaborazione con il Comune di Pietrarubbia nel Montefeltro, dove ha passato gran parte della sua infanzia, dal ’90.
Pomodoro, nella sua lunga e prestigiosa carriera, si è dedicato anche alla scenografia teatrale, realizzando gli allestimenti per grandi spettacoli, tra i quali:
Semiramide di Gioacchino Rossini (1982), Teatro dell’Opera di Roma
Orestea di Gibellina di Emilio Isgrò, tratta da Eschilo (1983-1985)
Didone di Christopher Marlowe (1986)
Alceste di Christoph Willibald Gluck (1987), Teatro dell’Opera di Genova - scene e costumi
Oedipus rex di Igor Stravinsky (1988), Siena
La Passione di Cleopatra di Ahmad Shawqi, poeta egiziano (1989)
I Paraventi di Jean Genet (1990), Teatro Comunale di Bologna - scene e costumi
Nella solitudine dei campi di cotone di Bernard-Marie Koltès (1992)
Più grandiose dimore di Eugene O’Neill (1993)
Oreste di Vittorio Alfieri (1993)
Stabat Mater, La passione secondo Giovanni e Vespro della Beata Vergine di Antonio Tarantino (1994-1995)
Moonlight di Harold Pinter (1995)
Drammi Marini di Eugene O’Neill (1996)
Antigone di Jean Anouilh (1996)
Tempesta di William Shakespeare (1998) - scene e costumi
Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi (2005), Opernhaus di Lipsia - scene e costumi
Teneke di Fabio Vacchi (2007), Teatro alla Scala di Milano - scene e costumi
?árka di Leo? Janá?ek e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni (2009), Teatro La Fenice di Venezia - scene
fonte: Wikipedia
Fondazione Arnaldo Pomodoro
[Milano] Svolge una attività di archiviazione e catalogazione delle opere dell’ artista
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